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Nuova uscita: la Nikon Z6 III
Alcuni giorni fa Nikon ha presentato la Z6 III in tutto il mondo. La Nikon Z6 III è stata lanciata come successore della Z6 II, presentata circa quattro anni fa, apportando miglioramenti significativi sia in termini di hardware che di funzionalità. Nikon ha puntato a rendere questo modello una fotocamera versatile e potente, adatta a una vasta gamma di applicazioni fotografiche e video, con parecchia attenzione, direi, a quest’ultimo comparto artistico.
Caratteristiche principali
– Sensore parzialmente stacked (impilato) e processore
La Z6 III è dotata di un sensore CMOS BSI full-frame da 24.5 MP con tecnologia parzialmente stacked, prima fotocamera di questo segmento ad adottare questa soluzione tecnica. E’ indubbiamente una delle principali innovazioni del sensore della Z6; questo significa che, pur non essendo completamente impilato come alcuni sensori di fascia alta (ad esempio, quello della Nikon Z9), presenta miglioramenti significativi nella gestione dei dati e nella velocità di lettura rispetto ai sensori tradizionali non impilati. Questa configurazione consente di migliorare la velocità di scatto continuo e ridurre l’effetto rolling shutter nei video. La risoluzione è identica alla Nikon Z6 II ma le prestazioni cambiano in modo netto: raffica a 120 fps e video 6K/60p RAW. I 120 fps sono raggiungibili alla risoluzione di 10 megapixel in formato ridotto DX JPEG oppure, per chi vuole la risoluzione piena, è possibile scattare a 60 fps; si tratta di un miglioramento netto rispetto ai 14 fps del modello precedente. Il nuovo sensore parzialmente stacked promette anche un’elevata gamma dinamica e offre ISO nativo 100-64.000 ISO, con espansione a 50-204.800 ISO. Il processore è l’EXPEED 7, lo stesso della Z8 e della Z9.
Un altro miglioramento significativo è il sistema di autofocus avanzato, che offre 273 punti AF a rilevamento di fase con una maggiore precisione e velocità. Il sistema include anche il rilevamento degli occhi e del viso, rendendolo perfetto per ritratti e fotografia di animali.
– Mirino elettronico (EVF)
Il nuovo EVF della Z6 III ha una risoluzione di 5.76 milioni di punti con frequenza di aggiornamento a 60 fps, un incremento significativo rispetto ai modelli precedenti. È anche estremamente luminoso, con una capacità di 4000 nits, che assicura una visibilità eccezionale anche in condizioni di luce scarsa e, soprattutto, copertura dello spazio colore DCI-P3, per una pre-visualizzazione più fedele delle riprese video.
– Stabilizzazione
La Nikon Z6 III include un sistema di stabilizzazione dell’immagine con sistema IBIS a 5 assi e promette fino a 8 stop di stabilizzazione, con la possibilità di aggiungere stabilizzazione elettronica durante la registrazione dei filmati. In più anche su questo modello troviamo la particolare funzione ‘VR sul punto di messa a fuoco’ che ottimizza la stabilizzazione sul punto di messa a fuoco attivo.
– Video
Per i videomaker, la Z6 III supporta la registrazione in camera di filmati 6K/60p in formato RAW e 5,4K 60p in formato compresso YUV. Non solo, in 4K è possibile salire fino a 120 fps; inoltre offre una varietà di codec professionali come ProRes Raw e N-raw. Naturalmente per i formati video più gravosi sarà necessario utilizzare le schede di memoria CF Express (possibilmente di qualità e veloci), che affiancano nel doppio slot le tradizionali SD.
– Design, ergonomia, alimentazione
Il design della Z6 III segue una linea evolutiva rispetto ai modelli precedenti, con una disposizione dei pulsanti familiare (molto simile alla Nikon Z8) ma migliorata per una maggiore ergonomia. La fotocamera è anche leggermente più grande della Z6 II per garantire un’impugnatura più comoda (il mignolo non esce dall’impugnatura) ed ha una costruzione robusta, con una tropicalizzazione migliorata. Tra l’altro, essendo abituato a maneggiare la Z7 e la Z6, quando ho preso in mano per la prima volta la Z6 III ho avuto, proprio la sensazione di usare la Z8, perché le dimensioni sono effettivamente più grandi delle Z6/7. Utilizza (fortunatamente) le solite batterie EN-EL15c e, per chi prevede raffiche di scatti come non ci fosse un domani o desidera evitare il cambio batterie frequente, è in vendita fin da subito il battery grip MB-N14.
La Nikon Z8 e la Nikon Z6 III rappresentano due punti di riferimento nella linea di fotocamere mirrorless di Nikon. La Z8, presentata come una versione più compatta della Z9, offre prestazioni di fascia alta per professionisti, mentre la Z6 III si distingue per essere una fotocamera versatile adatta a fotografi entusiasti e videomaker. Questo, almeno, nelle intenzioni della casa giapponese anche se, sono convinto, ci saranno parecchi professionisti che la utilizzeranno come fotocamera di backup se non come corpo principale; si accettano scommesse.
La Z8 monta un sensore CMOS BSI full-frame da 45.7 MP, derivato direttamente dalla Nikon Z9, con una risoluzione molto alta e un processore EXPEED 7, che garantisce una gestione rapida dei dati e capacità di elaborazione avanzata. Questa configurazione la rende ideale per applicazioni professionali che richiedono dettagli estremamente elevati, come la fotografia commerciale e la produzione video ad alta risoluzione. La Z6 III, d’altra parte, è dotata di un sensore CMOS BSI full-frame da 24.5 MP con una tecnologia parzialmente impilata e un processore EXPEED 7, come detto. Questo sensore, sebbene con una risoluzione inferiore rispetto alla Z8, offre prestazioni eccellenti in condizioni di scarsa illuminazione e una gestione del rumore ottimale, rendendola una scelta versatile per diverse situazioni fotografiche e video. Purtroppo Nikon non ha pensato di dotare la Z6 III della medesima tendina che c’è invece su Z8 e che serve a proteggere il sensore dalla polvere durante la sostituzione degli obiettivi. Un vero peccato, secondo me.
La Z8 offre un sistema autofocus a rilevamento di fase con 493 punti di messa a fuoco, coprendo una vasta area del sensore. Supporta anche il riconoscimento di soggetti avanzato, compresi occhi, volti, animali e veicoli. È progettata per catturare immagini ad alta velocità con una raffica fino a 20 fps in RAW e 120 fps in modalità JPEG con una risoluzione ridotta, ideale per la fotografia sportiva e di fauna selvatica. La Z6 III è equipaggiata con un sistema AF a 273 punti, che, sebbene meno avanzato rispetto alla Z8, offre una messa a fuoco precisa e veloce. La velocità di scatto continuo è di 60 fps in modalità JPEG con risoluzione completa, che può essere incrementata a 120 fps in modalità APS-C.
La Z8 utilizza un mirino elettronico (EVF) ad alta risoluzione da 9.44 milioni di punti, lo stesso della Z9, con una frequenza di aggiornamento di 120 Hz e una luminosità eccezionale. Questo EVF offre un’esperienza di visione fluida e dettagliata, essenziale per la composizione precisa e il lavoro in condizioni di luce variabile. Il mirino elettronico della Z6 III ha una risoluzione di 5.76 milioni di punti e una luminosità fino a 4000 nits, con una frequenza di aggiornamento di 60 Hz. Anche se meno risoluto rispetto a quello della Z8, offre comunque una visione chiara e luminosa, adeguata alla maggior parte delle esigenze fotografiche.
La Z8 è progettata per la produzione video professionale, con capacità di registrazione video 8K fino a 60 fps e 4K fino a 120 fps. Supporta una vasta gamma di codec professionali, inclusi N-RAW e ProRes RAW, rendendola ideale per progetti video di alta qualità e produzione cinematografica. La Z6 III offre la registrazione video 6K e oversampling 4K fino a 60 fps. È in grado di registrare in diversi formati video professionali, inclusi ProRes RAW e H.265, il che la rende una scelta eccellente per videomaker che cercano un dispositivo compatto ma potente per la produzione di contenuti.
La Z8 ha un corpo robusto e resistente agli agenti atmosferici, con una costruzione in lega di magnesio che garantisce durabilità e affidabilità in condizioni estreme. Ha un design ergonomico che favorisce l’uso prolungato in situazioni impegnative. Mi ha un po’ deluso il battery grip dedicato (MB-N 12), che trovo un poco sovradimensionato, tanto è vero che, una volta montato, la Z8 diventa più alta (e non di poco) della Z9. Decisamente migliore il battery grip commercializzato per la Z6 III, si integra meglio, a mio avviso. La Z6 III mantiene un design compatto e leggero, con una costruzione resistente agli agenti atmosferici e una protezione migliorata rispetto alla Z6 II. È più leggera della Z8, il che la rende più portatile e facile da maneggiare per i fotografi in movimento.
Le note dolenti: con un prezzo che parte da circa 4.500 € (ma in questo periodo è in corso una campagna promozionale di Nikon che sconta direttamente al momento dell’acquisto 500 € e quindi arriviamo a 4.000 € tondi) la Z8 si posiziona come una fotocamera di fascia alta, destinata a professionisti che necessitano delle migliori prestazioni in ogni situazione. La Z6 III, con un prezzo di circa 2.900 € (sempre con garanzia Italia), rappresenta una scelta più accessibile per appassionati e professionisti che desiderano una fotocamera versatile e potente senza compromettere troppo il budget.In conclusione, la Nikon Z8 e la Nikon Z6 III offrono caratteristiche distintive che le rendono adatte a esigenze diverse. La Z8 è l’ideale per chi cerca la massima qualità e prestazioni professionali, mentre la Z6 III è una soluzione versatile per fotografi e videomaker che desiderano un ottimo equilibrio tra qualità, funzionalità e prezzo.
Nota: tutte le immagini dell’articolo sono mie, eccetto la foto di apertura, dove viene mostrato il sensore della fotocamera, che è tratta dal sito ufficiale Nikon Italia © Nikon
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il grande rifiuto – Cinque anni dopo
“Solo gli stolti non cambiano idea” ma è passato un lustro e questo lasso di tempo, in campo fotografico digitale, equivale ad una eternità.
Nell’agosto del 2016, di ritorno da un periodo di vacanza in montagna in cui avevo portato con me solo una mirrorless Olympus micro 4:3 e non la “solita” attrezzatura reflex, scrivevo su queste pagine:
“In futuro cambierò l’attuale attrezzatura DSLR? Non credo proprio (volevo scrivere “manco morto” ma era decisamente fuori luogo), almeno nell’immediato. Piuttosto mi accomoderò sulla riva del fiume ed aspetterò sviluppi da mamma Nikon, un po’ per partito preso ed un po’ perché, malgrado il sistema micro 4:3 sia molto evoluto, la disponibilità e la varietà (mi sparate se dico anche la qualità?) di obiettivi del sistema 35mm è tutt’ora ineguagliata. Inoltre: non ho le mani come badili, ma mi trovo a disagio con una fotocamera ammirevolmente dotata di numerosi controlli fisici sul corpo ma che faccio fatica a settare “alla cieca”; se dovesse uscire una mirrorless con il corpo macchina di una full frame, beh, sarò il primo ad interessarmene.”
Ecco, rileggendo questo passo a distanza di cinque anni, debbo dire che ero stato parecchio categorico ma, ugualmente, avevo lasciato aperto uno spiraglio, indicando a grandissime linee quali erano i miei desiderata al riguardo.

Nikon Z7 – Nikkor Z 14-30 f/4 S – 1,5″ f/11 ISO 64 Con il senno di poi, direi che sono stato ampiamente accontentato: sono state messe in commercio da “mamma Nikon” fotocamere mirrorless full frame, la Nikon Z7 e la Z6, con caratteristiche per me decisamente interessanti (alcune sorprendenti) e soddisfacenti, non ultimo il corpo macchina di dimensioni adeguate e con tutti i controlli analogici a portata di mano come sulle DSRL utilizzate fino a poco prima (D850 e D500). E non solo: anche il segmento del formato ridotto (il cosiddetto DX, per Nikon) è stato movimentato con alcune fotocamere (Z50 e Zfc) probabilmente immature e “servite” in modo inadeguato dal parco obiettivi DX ma, comunque, testimonianza che si sta lavorando per poter offrire al fotografo che ha deciso di scegliere Nikon soluzioni promettenti in prospettiva.
Ma quali sono, alla fine, le caratteristiche nel nuovo segmento di fotocamere digitali che mi hanno convinto a fare il salto?
Dei corpi macchina di adeguate dimensioni ho già detto, anche se questo aspetto è applicabile essenzialmente alle due full frame, ovvero la Z6 e la Z7 versione I e II, mentre invece le DX un po’ piccolotte lo sono, anche se dopo aver provato la Z50 posso dire che mi aspettavo di peggio; sono curioso di mettere le mani su una Z9, che ha tutte le probabilità di diventare una game changer.
Altra peculiarità che mi ha convinto è stata, e questo è quasi banale, l’assenza dello specchio. Fotografando paesaggi, soprattutto in carenza di luce (cioè pressoché sempre, perché alba e tramonto non sono note per la loro luminosità) era obbligatorio confidare nella sacra trinità treppiede/specchio alzato/scatto remoto proprio per mitigare le vibrazioni indotte dall’alzarsi ed abbassarsi dello specchio della reflex, che potevano generare micromosso. Ora lo specchio non c’è più, lo scatto remoto ed il treppiede si usano solo quando si vogliono ottenere fotografie da lunga esposizione e a questo occorre anche aggiungere che le Nikon Z hanno la stabilizzazione sul sensore e non più sugli obiettivi, garantendo una “sicurezza” di scatto precedentemente inimmaginabile.

Nikon Z50 – Nikkor 500 PF f/5.6 – 1/160″ f/5.6 ISO 800 Non parliamo, poi, della foto naturalistica. Anzi, parliamone. A me piace moltissimo ritrarre gli uccelli, in particolare i passeracei; prima, quando un amico pennuto decideva di posarsi sul ramo davanti a me, accuratamente scelto o preparato in precedenza, avevo il tempo materiale per tre foto a raffica, perché poi il rumore dello specchio e dell’otturatore facevano volar via il soggetto; ora, come detto, senza specchio e con lo scatto elettronico, sono libero di scattare quanto voglio o, almeno, fino a che è il soggetto che decide di andarsene. Ed anche in questo caso, non essendoci il movimento su-giù dello specchio e la stabilizzazione efficacissima, posso permettermi tempi di scatto non elevatissimi, pur utilizzando l’adorato Nikkor 500mm PF che non è propriamente un pancake.
Altro aspetto peculiare delle mirrorless è il mirino, non più ottico ma elettronico, praticamente un piccolo monitor a cui appoggiare l’occhio e da cui non toglierlo più per visualizzare l’LCD; il mirino elettronico ha la capacità di mostrare esattamente ciò che il sensore sta registrando, fornendo informazioni istantanee al fotografo per quanto concerne esposizione, contrasto e, ovviamente, composizione, senza contare altre informazioni utilissime come dati di scatto, livella elettronica e così via. Caratteristiche, queste, utilissime in paesaggistica ma, a maggior ragione, in naturalistica, dove qualsiasi movimento del corpo, compreso lo spostare l’occhio dal mirino all’LCD per controllare la foto scattata può mettere in allarme la “preda” della caccia fotografica. Rimangono da migliorare alcuni aspetti, su tutti il mirino oscurato durante una raffica di scatti.
Vogliamo poi parlare della taratura delle lenti? Una pratica costante, soprattutto nei teleobiettivi medi e lunghi, era verificare ed eventualmente calibrare il più esattamente possibile l’autofocus per evitare problemi di front o back focus. Non è più necessario, ora la messa a fuoco avviene direttamente sul sensore. E, a proposito di lenti: quelle native per il sistema Z della Nikon surclassano sotto molti aspetti le loro corrispondenti del sistema F e, da sole, sarebbero già un valido motivo per passare al sistema mirrorless Nikon senza pensarci un attimo (esperienza personale: il trittico di zoom 14-24, 24-70 e 70-200 f/2.8 è migliore dello stesso trittico con attacco F e, da ciò che leggo in giro, anche di parecchi fissi delle case concorrenti). D’accordo, manca qualche obiettivo – soprattutto i lunghi teleobiettivi – per essere a pieno regime, ma anche in questo caso i lavori procedono celermente ed il calendario di uscita delle nuove lenti si arricchisce di giorno in giorno. Senza dimenticare che, grazie all’adattatore Nikon FTZ (ora giunto alla seconda versione più “magra”) è ancora possibile montare sulle mirrorless Nikon tutte le lenti Nikkor prodotte fino a alcuni decenni prima, sacrificando solo nel caso delle lenti più datate alcuni automatismi.
Allora va tutto bene? Non proprio, ci sono ancora alcuni aspetti in cui le fotocamere Nikon mirrorless devono recuperare terreno rispetto alle ammiraglie reflex e ad altri prodotti top delle case concorrenti: mi riferisco in particolare all’AF continuo da utilizzare nella fotografia di azione (sport, naturalistica); ed anche il riconoscimento viso/occhi che è stato implementato con grandi risultati nel ritratto di persone è abbastanza acerbo per quanto riguarda la fotografia di animali.
Detto tutto ciò, non mi resta che recitare il mea culpa per le posizioni un filo intransigenti assunte qualche anno fa e guadare con ottimismo al futuro. Come detto sopra, proprio in questi giorni viene commercializzata la prima ammiraglia mirrorless Nikon, la Z9, che ha tutte le carte in regola per diventare un termine di paragone assoluto per il futuro prossimo e per chiunque produca fotocamere.

Nikon Z6 – Nikkor Z 70-200 f/2.8 – 1/125″ f/3.2 ISO 3200 -

“Vedere” in bianco e nero

Ci sono occasioni in cui ci si rende conto che una fotografia scattata a colori risulterebbe anonima, senza carattere, mentre la stessa immagine prodotta in bianco e nero sarebbe certamente più interessante e significativa. Questione di luce, di contrasto, di linee, come è sempre stato. Però per molti di noi, abituati a vedere e “ragionare” a colori, immaginare una fotografia in bianco e nero prima di aver scaricato ed elaborato lo scatto in camera chiara (Lightroom, Camera Raw, eccetera) non è immediato, può costituire una vera e propria sfida, se non si è abituati.
Ma con la Nikon Z7 (così come con la Z6) la questione si semplifica notevolmente. È sufficiente guardare attraverso il mirino (oppure lo schermo LCD) per vedere l’immagine desiderata a colori e, semplicemente premendo il tasto ‘i’ (info) sul dorso, trasformare la visione in bianco e nero; basta rilasciare il pulsante e tutto il mondo torna a colori. E quando decidiamo che inquadratura e luce sono quelli giusti, un colpettino (con cognizione, eh) al tasto di otturazione ed il gioco è fatto.
E’ ovviamente necessario settare preventivamente il Picture Control con le impostazioni di scatto preferite (qui sotto ho messo uno screenshot di quelle che uso io sulla Z7) e, una volta pre-selezionata l’impostazione Monocromatico, semplicemente premendo, come detto, il pulsante ‘i’ (Info), sarà possibile visualizzare come sarà la nostra immagine in bianco e nero.
D’accordo, non è un consiglio molto “didattico” ma sono convinto che questo piccola scorciatoia possa aiutarci ad imparare a “vedere” e realizzare le foto in bianco e nero. L’esperienza, come sempre, farà il resto.
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Nikon Z7 mirrorless
E alla fine la curiosità ha prevalso sulle convinzioni: nello zaino ho aggiunto la nuova nata di casa Nikon, la fotocamera mirrorless Z7 con, in kit, lo zoom 24-70mm f/4 S e l’adattatore FTZ.
Non si è trattato di una resa senza condizioni, lo avevo sempre dichiarato apertamente: “Appena Nikon produrrà una mirrorless full frame con una ergonomia decente e caratteristiche interessanti, ci farò un pensierino.”. Ecco, diciamo che il pensierino è stato un tantino breve e nemmeno troppo approfondito, ma tant’è.
Appena si ha fra le mani la Z7 la prima impressione è: “Urca, è davvero grossa!”; poco a che vedere con modelli di altri produttori provati in precedenza, in cui l’impressione iniziale era quella di avere fra le mani un giocattolo di plastica con tasti e ghiere scomodi.
La Nikon Z7 è equipaggiata con un sensore CMOS full frame da 45,7 megapixel che richiama alla memoria quello montato sulla D850 anche se, in questo caso, la casa giapponese ha implementato un sofisticato sistema di rilevamento di fase su sensore; i 493 punti autofocus a rilevamento di fase coprono il 90% dell’area dell’immagine e lavorano in combinazione con un sistema AF a contrasto tradizionale. In pratica si tratta di una notevole scommessa tecnica, da parte di Nikon, con questo autofocus ibrido su full frame. Non è innovativo il sistema di riconoscimento del viso, mi aspetto un upgrade in tal senso nei prossimi sviluppi. Per quanto concerne il discorso tenuta ad alti ISO, pur essendo decisamente buona, c’è probabilmente di meglio; però se avessi voluto dei files più “puliti” dal rumore elettronico generato dagli scatti ad alti ISO non avrei acquistato la Z7 ma avrei aspettato l’uscita della sorellina minote Z6, sicuramente più “attrezzata” in tal senso grazie al sensore da 24,2 megapixel; questo aspetto non mi tocca più di tanto, a dire il vero: io ho la sensibilità “inchiodata” a 64 ISO e da lì rifuto in genere di muovermi, visto il genere di foto che prediligo.
Sempre per la prima volta, una fotocamera Nikon è dotata di un sistema di stabilizzazione in camera anziché sugli obiettivi come accaduto fino ad ora con il sistema di stabilizzazione denominato VR: la Z7 è dotata di un sistema di stabilizzazione su 5 assi che consente di utilizzare i nuovi obiettivi Nikkor S senza che questi abbiano l’ingombro del sistema VR oppure di montare (grazie all’adattatore FTZ) gli obiettivi con attacco F; se questi sono stabilizzati a loro volta, le due stabilizzazioni coesistono e lavorano in sintonia; infine è anche possibile utilizzare gli obiettivi con attacco F non stabilizzati facendoli diventare, di fatto, obiettivi con il VR. Varie recensioni parlano di un guadagno in termini di stabilità di addirittura 5 stop; mi riservo di provare personalmente questa affermazione, ma le premesse sono indubbiamente interessanti.
Ho parlato di obiettivi con attacco F da utilizzare con adattatore ed il motivo è presto detto: la mirrorless Nikon, dopo decenni di immutabile fedeltà all’attacco F, che ha consentito una longevità incredibile anche ad obiettivi prodotti negli anni ’60 del secolo scorso, ha adottato un nuovo innesto per gli obiettivi, appunto la montatura Z, che ha un diametro di 55 mm, ben 11 mm più larga rispetto alla montatura Nikon F e una distanza flangia – sensore di 16 mm; questa configurazione offre di fatto ai progettisti di obiettivi Nikon una nuova libertà costruttiva, scavalcando limiti fisici in precedenza insormontabili; inoltre la possibilità di montare l’adattatore FTZ consente una retro-compatibilità notevolissima con i vecchi obiettivi: poco meno di un centinaio di obiettivi attacco F sono perfettamente utilizzabili sia come autofocus che esposizione automatica ed oltre 350 obiettivi più datati possono essere utilizzati sacrificando l’autofocus ma mantenendo l’esposizione automatica, tutto ciò a garantire un bel po’ di sollievo ai possessori di ottiche Nikon, che possono valutare il passaggio al sistema mirrorless senza troppi patemi d’animo finanziari. Inutile dire che questo particolare ha notevolmente influito sulla mia decisione di acquistare la Z7, perché un conto è aggiungere (o sostituire) un corpo macchina all’attrezzatura ed un altro rifare ex-novo il parco ottiche.
Discorso ergonomia: l’ho già detto, la prima impressione è di avere in mano una fotocamera, non la macchina fotografica di Ken e Barbie. Nikon ha creato una impugnatura con una bugna molto pronunciata che consente di avere una presa decisamente salda della fotocamera, comoda e che non stanca la mano anche dopo parecchio tempo di utilizzo; questo spazio ulteriore ha consentito inoltre di alloggiare nella fotocamera una batteria dello stesso tipo di quelle in uso sulle DSLR della serie D7xxx, D6xx, D7xx e D8xx: le batterie della Nikon Z7 sono denominate EN-EL15b e possono essere interscambiabili con le EN-EL15 e EN-EL15a in uso sulle reflex appena elencate; unica differenza: la EN-EL15b della Nikon Z7, al contrario delle altre batterie, è l’unica che può essere ricaricata direttamente in macchina attraverso l’apposita presa USB. Per la durata di questa batteria mi sento categoricamente di smentire quanto affermato in precedenza da recensioni della prima ora: con l’uso che faccio io della fotocamera, riesco ad avere quasi la stessa autonomia che ho con la D850. Il corpo di dimensioni decenti offre anche il vantaggio di poter ospitare i tasti fisici che si trovano normalmente su di un corpo reflex professionale o prosumer. Sul retro della Z7 ci sono praticamente tutti, anche se disposti in modo un po’ diverso. Unica “mancanza” a cui mi dovrò abituare riguarda il tasto AE che, in realtà, non manca realmente ma è stato assegnato al pulsante joystick che ha anche la funzione di posizionamento del punto di fuoco. Anteriormente ci sono due tasti personalizzabili, di fianco al bocchettone, comodi da utilizzare con la mano destra.
Il sistema di visione mi sembra molto buono, soprattutto se confrontato con fotocamere mirrorless provate in precedenza; alcuni fotografi continueranno a privilegiare il mirino ottico delle reflex, ma Nikon ha decisamente fatto le cose per bene con questo EVF con risoluzione da 3,69 milioni di punti: è talmente nitido che non si nota alcuna granularità e ci si ricorda di avere a che fare con un mirino digitale solo se si sposta molto rapidamente la fotocamera e si può notare un leggero ritardo o un po’ di sfocatura. Questo lievissimo ritardo del mirino non è assolutamente un problema nella fotografia statica (tipo quella di paesaggio) mentre potrebbe essere visibile durante gli scatti in sequenza veloce: non si perde lo scatto ma occorrerà abituarsi. Molto utile e facilmente selezionabile il tasto che consente di escludere a scelta l’uso dell’EVF o del touchscreen o di renderli utilizzabili entrambi in alternanza.
Anche il display posteriore, a tale proposito, è veramente buono: si tratta di uno schermo touchscreen da 2,1 milioni di pixel, estremamente nitido, inclinabile come già avviene nella D500 e nella D850, comodissimo per le riprese da bassa angolazione; permette anche di mettere a fuoco e scattare con un solo tocco e di modificare un elevato numero di impostazioni della fotocamera. Ovviamente, anche in questo caso, occorre abituarsi e fare attenzione a non toccarlo inavvertitamente per non rischiare di modificare in modo accidentale qualche impostazione o il punto AF e, se proprio non ci si abitua, è una funzione che si può disabilitare in qualsiasi momento.
Per me che sono abituato ad usare il piccolo pannello riassuntivo delle impostazioni che si trova sulla parte superiore delle reflex, è stata una bella conferma trovarlo anche sulla Z7: è un pannello OLED con caratteri chiari su fondo scuro, che lo rende molto leggibile anche alle talpe come il sottoscritto.
Discorso unica scheda di memoria XQD che ha fatto stracciare le vesti a parecchia gente e sputare sentenze ad altrettanti invidiosi: non sono un matrimonialista e quindi per me si tratta di un non-problema. Capisco che chi ci lavora con la fotocamera possa avere qualche dubbio, ma considerata la robustezza ed affidabilità del formato XQD, direi che si può essere abbastanza tranquilli. Poi, ripeto, rispetto le opinioni di tutti.
In conclusione: non sono un esperto e non sono in grado di portare a termine test probanti sulle prestazioni della fotocamera, non ne ho la capacità ed i mezzi. Però avendo usato tutta le “famiglia” Nikon della serie D8xx (ultima la D850) e la D500, credo di poter dire che la Nikon Z7 è una macchina che lascia il segno, bella da vedere e comoda da usare, con un sensore, un sistema di visione ed una messa a fuoco veramente notevoli. Con, in più, la possibilità di poter continuare a fotografare con gli obiettivi con attacco F senza essere costretti a svenarsi in un cambio radicale di sistema e la “promessa” di poter utilizzare prossimamente obiettivi molto performanti, grazie al nuovo innesto Z. E con i suoi (molti) pregi e (pochi) difetti la Nikon Z7 è indubbiamente la fotocamera mirrorless che aspettavo per cominciare a prendere confidenza con questa tecnologia, potendo continuare a sfruttare appieno l’attrezzatura che già posseggo, in attesa di capire cosa voglio dare da grande.
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Nikon S3, classe e telemetro
Il modello Nikon S3 Year 2000 Millennium (Y2K) è una riproduzione della fotocamera a telemetro Nikon S3, presentata nel marzo 1958. È stata prodotta in quantità limitata per commemorare l’anno 2000. L’S3 Y2K è stata prodotta il più possibile identica all’originale Nikon S3 ad eccezione di dettagli molto piccoli, per uniformarsi alle moderne pratiche operative della fotocamera, compresa la variazione dell’indicazione dell’esposizione da “20” a “24” e l’indicazione della sensibilità del film calibrata in ISO invece di ASA . Nel ripresentare la S3, Nikon fece le cose in grande stile: creò nuovamente stampi e matrici di produzione ed apportò altri miglioramenti, come ad esempio la manovella di riavvolgimento riprogettata e la copertura anteriore in alluminio anziché in plastica.
Nikon lanciò la sua linea di prodotti a telemetro 35 mm con la Nikon I presentata nel 1948, che si è successivamente evoluta in M e S, e la serie a telemetro è stata considerata come linea di fotocamere principali fino alla uscita e alla diffusione delle fotocamere reflex a obiettivo singolo. La serie S è stata il precursore della Nikon F ed era molto apprezzata come macchina fotografica classica.
Nikon S3 era un modello relativamente recente della serie S, dotato di un telemetro con il primo mirino 1: 1 a grandezza naturale al mondo per obiettivi con lunghezza focale di 35 mm. La Nikon nella S3 Y2K ha riprodotto con precisione non solo il mirino a grandezza naturale da 35 mm, ma anche il riduttore di regolazione della lunghezza focale disposto nella parte superiore destra del corpo, e il suono silenzioso e dell’otturatore, chiamato ‘sussurro’ a quei tempi.
Nel 2000 Nikon decise di produrre nuovamente la S3 in edizione limitata, per essere venduta solo in Giappone: gli appassionati dovettero fare i salti mortali, all’epoca, per poter avere uno degli 8.000 set prodotti, set composti appunto dalla S3, da un nuovo obiettivo Nikkor-S 50mm f/4 ed una custodia in vera pelle.
L’obiettivo standard Nikkor S 50 mm f / 1.4 era una riproduzione dell’obiettivo incorporato nella versione Olympic, noto come il tipo “serie successiva” interamente cromato. Era un obiettivo multistrato proprio come gli obiettivi Nikkor attualmente disponibili per garantire un più alto grado di riproducibilità del colore.
La Nikon S3 utilizza l’innesto a baionetta tipo S. Questo tipo di attacco è compatibile con tutti gli obiettivi per macchine a telemetro Nikon, ma non è compatibile con l’attacco F, introdotto nel 1959 e tutt’ora in uso (cosa che personalmente adoro).
Nel giugno 2002, la Nikon S3 Limited Edition Black è stata prodotta e commercializzata in una quantità limitata di 2.000 riprogettando il modello S3 Y2K con una finitura nera.











